Giù la maschera
23 ottobre 2011
Un'altra riflessione sul 15 ottobre dal blog http://cenere.noblogs.org/
Non si avverte la propria catena quando si segue spontaneamente colui che trascina; ma quando si comincia a resistere e a camminare allontanandosi, si soffre molto.
André Gide
Dopo mesi di apologia verso le rivolte nei paesi arabi, dopo mesi di crisi che hanno spazzato via ogni illusione per un possibile futuro migliore, dopo gli scontri che con empatia abbiam ammirato
in molte capitali europee, arriva la solita schizofrenia italiana. Il 15 ottobre a Roma è andata in scena una farsa annunciata, non quella dei cosidetti incappucciati, additati come infiltrati,
sbirri, teppisti, violenti e sciocchi più o meno consapevoli e utili alla reazione, ma quella di una società in stato di grave malattia, non puo essere altrimenti: se si confonde la violenza
vigliacca di un potere sempre impunito, con la rabbia dei senza voce. Violento è chi bombarda popolazioni inermi, chi impaurisce indiscriminatamente, chi devasta interi territori, chi affama e
ricatta per un lavoro di merda, chi controlla e ingabbia. All’indomani di un ennesimo ed inutile voto di fiducia che da ulteriore conferma di quanto i potenti preferirebbero la morte che
rinunciare alla loro inebriante posizione di superiorità, non saranno un paio di banche ed una caserma in frantumi a fermare il capitalismo e i suoi alfieri, ma dovrebbe essere ancora più palese
che passeggiare allegri, cantare, ballare e montare 20 tende sul ciglio della strada non solo sia inutile, ma è anche una idiozia che rende il sistema sicuro della sua immunità. Illusi, convinti
di partecipare alla vita politica del paese tutt’al più prendono parte allo sciocco gioco dell’eventuale alternanza ai vertici dello stato. Ma come una vetrina che crolla in mille pezzi lascia
nudi ed incustoditi i tanto agognati oggetti del desiderio, una vetrina in frantumi può far cadere la maschera alla società italiana. Ecco: ad essere nudi sono gli Indignati, indignati come
mai; una bella marcetta allegra e colorata sarebbe stata la risposta adatta per spaventare un capitale che specula e affama e terrorizzare uno stato segregazionista, ma adesso queste cose
passano in secondo piano, il vero nemico è l’uomo nero che merita indignazione e delazioni per non aver rispettato le regole del democratico dissenso. Giù la maschera per il mondo politico che si
compatta in posizioni di condanna mostrando la sua unanime voglia di autorità e fascismo. Ma quanto valgono le sciocchezze pompate dai media in una campagna volta a demolire il dissenso, mentre
qui fuori si continua a perdere il posto di lavoro, mentre si finisce in carcere per non avere un pezzo di carta, mentre non si sa come crescere la propria prole e come assicurargli quegli agi
che luccicano dietro le vetrine di questo sistema di sfruttamento?
Non s’illuda chi pensa più ad attaccare i teppisti che a sferrare attacchi contro i criminali al potere un solco è stato tracciato e divide non da destra a sinistra ma dall’alto al basso, adesso
siamo tutti a volto scoperto e possiamo benissimo vedere in faccia chi consapevolmente accetta di difendere un sistema al collasso e chi dall’altro lato chi userà ogni mezzo per riconquistare la
propria vita.









