Quale futuro?
Continua ad aumentare la disoccupazione. E' un fenomeno globale: nei paesi 'avanzati' il numero di disoccupati è arrivato ormai a 20 milioni.
Il primato spetta agli Usa (7,5 milioni) in Europa in testa è la Spagna (2,7 milioni).
In Italia l'aumento dell'esercito dei disoccupati è stato di circa mezzo milione mentre il numero delle persone in cerca di lavoro ha superato da tempo i 2 miloni!
Il tasso dei senza lavoro è aumentato del 10,1%: un risultato mai registrato da quando esiste l'Eurozona ossia dal 1999.
Chi sono i soggetti più colpiti?
La disoccupazione colpisce dappertutto i più giovani. In Italia quasi il 30% dei ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro.
A questo scenario si aggiunge la prospettiva data dall'Ilo( International Labour Organization), che prevede che il tasso di disoccupazione giovanile globale è destinato a continuare la sua
crescita per tutto il 2010, per poi avere un calo 'moderato' nel 2011.
Un sistema che è solo in grado di prospettare un futuro pieno di incertezze e precarietà non merita nessuna fiducia da parte nostra. Non ci stiamo a scaricare la responsabilità solo ad una
cattiva gestione da parte di questo o quel governo. In questi anni la torta del potere se lo sono spartita tutte le forze che giocano a scambiarsi ruolo tra opposizione e maggioranza. Il
risultato è stato e sarà sempre lo stesso. Non accettiamo neppure chi cerca di far passare questa situazione come figlia della crisi internazionale alla quale si può solo soccombere. Dalla parte
di chi sfrutta, di chi specula, di chi continua a fare affari d'oro c'è solo complicità di interessi; ci dicono che la crisi è inevitabile ma i loro privilegi non ne sono stati minimamente
intaccati.
La disoccupazione non comporta solo variazioni statistiche che tanto stimolano le chiacchere nei salotti televisivi.
E' una condizione che viene vissuta quotidinamente da centinaia di migliaia di ragazzi, che finita la scuola superiore o l'università, si ritrovano a fare i conti col mondo del lavoro.
Quest' 'incontro' è fatto di giornate di prova gratuite, straordinari non pagati, contratti di lavoro inventati, peregrinazioni continue in quelle macchine tritacarne chiamate agenzie di
lavoro.
E' per questo che lavoriamo per creare quel sentimento di solidarietà che non conosce preclusioni di nazionalità, lingua, religione, sesso, troppo spesso soffocato nella vita delle
nostre città.
Per prepararci già ora nella scuola, a lottare uniti per i nostri interessi senza intermediari, senza deleghe senza sperare ma organizzandoci con le nostre forze resistere all'apatia, all'egoismo
di chi ci vorrebbe addormentati di fronte alle loro prospettive.









